
Dall'antica cronaca dell'Abate Benedetto di S. Andrea in Flumine sappiamo che Galla, Figlia di Simmaco, il consigliere del re dei goti Teodorico, ucciso a Ravenna insieme al celebre filosofo Severino Boezio nel 525 d.C., rimasta vedova dopo un solo anno di matrimonio, costruì nella “Massa Cornicle, quae vulgo dicitur Septimiliana”, appartenente alla diocesi del Forum Novum (l'attuale Vescovio), una basilica in onore di S. Valentino martire. Nel toponimo stesso peraltro di origine popolare, è il presupposto evidente dell'esistenza, nel territorio di Stimigliano, di una “GENS” importante, certamente rappresentativa di quel ceto agrario che costituiva la classe sociale primaria della della popolazione sabina ai tempi della Repubblica e poi dell'impero Romano. Ed esempi di “villae” romane all'origine di centri abitati non mancano certo nella Sabina! Alcuni autori hanno ipotizzato una “GENS SEPTIMIA” quale proprietaria della “villa”che poi ha costituito, di fatto, il nucleo originario di Stimigliano. Comunque le epigrafi romane conosciute datano la villa intorno al I – II secolo d.C..
Successivamente l'antico possedimento agricolo si è trasformato in “pagus”, cioè un piccolo villaggio, che, nell'alto medioevo, si è poi arroccato attorno ad un centro meglio difeso appartenente a un qualche personaggio autorevole o autoritario (il cosiddetto “primate del territorio”), capace di garantire una sufficiente protezione. Del resto la Sabina dal VII al X secolo era abitata soltanto da sparsi villaggio o casali che venivano assaltati e distrutti dai vari dominatori di turno: Goti, Longobardi, Franchi o signorotti locali sostenitori di fazioni contrapposte. Le orde saracene, poi, correvano ovunque in Sabina, seminando devastazione, morte, terrore. In particolare i Longobardi dominarono a lungo su questa terra in quanto era parte integrante del ducato di Spoleto.
Dopo le esperienze della libertà comunale, Stimigliano, nel 1368, venne concesso il feudo dalla chiesa ai figli di Giordano Orsini, per i meriti che lo stesso aveva acquisito combattendo come capitano della Chiesa al servizio del cardinale Albornoz, impegnato nel ristabilimento dell'autorità pontificia nella Sabina che era stata percorsa, negli anni precedenti, da violente ribellioni alle quali avevano attivamente partecipato anche gli abitanti del paese. Come ritorsione, circa undici anni prima, nel 1357, il Rettore del Patrimonio aveva ordinato lo smantellamento delle mura di Stimigliano, paese ghibellino. Gli Orsini, come altre grandi famiglie quali i Savelli e i Colonna, riuscirono, nel tempo, a creare un vero e proprio stato nel cuore stesso della Sabina e della Tuscia sempre, però, soggetti alla sovranità della Chiesa. Certamente Stimigliano, per la sua felice posizione geografica, rappresentava un feudo davvero importante, giacché dalle sue mura era possibile controllare agevolmente i movimenti che si svolgevano in questa parte della Sabina affacciata sul Tevere.
Dopo alterne vicende, sempre strettamente legate alle mutevoli fortune degli Orsini, Stimigliano tornò alle dirette dipendenze della Camera Apostolica nel 1604, anno della morte del marchese Enrico Orsini che nel corso della sua lunga, avventurosa esistenza si era fortemente impegnato per rendere ancora più sontuosa la sua dimora gentilizia. La vita sociale stimiglianese al tempo di Erico Orsini, “gran soldato e famoso scellerato” era regola da uno statuto sociale in cui veniva chiaramente affermata la totale supremazia dei suoi diritti. Nel XVIII secolo, i Conti Negroni, nuovi proprietari del Palazzo, apportarono ulteriori modifiche alle strutture architettoniche della residenza che è rimasta praticamente immutata fino ai nostri giorni. E' poi da ricordare che nel XVII secolo il palazzo gentilizio di Stimigliano, fu, per alcuni anni sede del governo della Sabina Tiberina. Il prelato aveva il titolo di preside generale. Le successive vicende storiche di Stimigliano sono quelle comuni a molte località italiane che vanno dal dominio francese in epoca napoleonica, all'annessione col Regno d'Italia, alla partecipazione alla lotta partigiana, alla costituzione del COMITATO DI LIBERAZIONE in data 6 gennaio 1944.
Le Chiese
Dagli atti della Visita pastorale (Acta Sacrae Visitationis Terrae Stimigliano: effettuata il giorno 30 aprile del 1779 da S. E. il Cardinale Andrea Corsini: presso la terra di Stimigliano, sappiamo che nel paese (salubre oppidum) erano sette chiese:
"Sunt apud stimilianenses Ecclesie septem: Parochialis, vetus Beatati Mariae Virginis, S. Valentina, S. Iosephi, S. Lucine, B. Mariae Virginis del Nocchieto et S. Sebastiani.
I medesimi atti accennano anche all'esistenza di "vestigia" relative ad una chiesa dedicata a S. Biagio ed una cappella eretta in onore dello stesso Santo risulta pure menzionata nel "Registrum Iurisidictionis Episcopatus Sabinensis", redatto nel 1343 dal canonico Francesco, che era vicario generale del Cardinale Pietro Gomez de Barros, a seguito di una "Sacra Visita" effettuata nella diocesi. La suddetta cappella è citata anche in un Visita del gennaio del 1602.
Nel 1615 esisteva anche una chiesa rurale dedicata a S. Giorgio che era officiata dal sacerdote Britius de Capolongo e una "capellam Sancii Georgii, è riportata pure negli atti della citata Visita del 1343.
"Qui torna opportuno fare una breve considerazione sul significato e sull'uso dei termini ecclesia e capella nei documenti laziali. Ecclesia ha, come altrove, significato ed uso generico e può indicare qualunque edificio di culto dalla cattedrale alla chiesa battesimale, dalla parrocchia al semplice oratorio Capello invece designa di regola una chiesa dipendente, anche parrocchiale Di qui, per esempio, nel testo della sacra visita del 1343 lo scambio dei due termini, o l'uso della locuzione ecclesia vel capella".
È da tenere presente poi che negli atti della Visita del 1343 di solito veniva presentata per prima la chiesa più importante, che era quella archipresbiteriale e che non era mai "esplicitamente ubicata all'interno delle mura castrensi ", poi erano enumerate "le chiese e le cappelle dipendenti", compresa quella "parrocchiale ".
Nel 1343 la chiesa archipresbiteriale stimiglianese era quella posta sotto l'invocazione di S. Valentino che come "molte di tali chiese archipresbiteriali sono situate nel territorio del castello lontane o vicine, in ogni caso al di fuori delle mura castrensi. "
Chiesa della Beata Maria Vergine
La chiesa della Beata Maria Vergine, ormai cancellata anche dalla memoria degli stimiglianesi, sorgeva là dove è ora ubicata la casa comunale e per diversi secoli fu Parrocchiale dedicata ai Ss. Cosma e Damiano.
In occidente la venerazione verso i due santi si affermò intorno al VI secolo e come già evidenziato nelle pagine precedenti, il documento estratto dal¬'archivio di Cerchiare dimostra come durante tutto il periodo alto-medioevale.
Il centro abitato stimiglianese venne identificato con i Patroni del luogo (per quanto necessario ricordiamo infatti che il paese era conosciuto come "pagus Ss. Cosmae et Damiani" e pagava venti monete d'oro all'amministratore della Diocesi di Vescovio).
La motivazione della consacrazione della chiesa ai Ss. Cosma e Damiano è da ricercare nella profonda venerazione che in quei tempi lontani si aveva nei riguardi dei due fratelli siriani, entrambi medici, martirizzati sotto Diocleziano per volere del Prefetto Lista che li fece processare e condannare alla decapita¬zione dopo innumerevoli tormenti. Al loro culto contribuì notevolmente l'imperatore Giustiniano che, portato ormai morente presso il santuario consacrato ai martiri, riacquistò prodigiosamente la salute. Il miracolo della sostituzione della gamba in cancrena con una sana di un uomo di colore deceduto per cause naturali, è stato celebrato nella storia dell'arte dal Beato Angelico con la famosa "Guarigione del diacono Giustiniano" (1438-40, predella della pala di S. Marco — tempera su tavola — Firenze, museo San Marco).
L'antica chiesa venne posta sotto l'invocazione della Beata Maria Vergine" nel 1615, anno della consacrazione della nuova parrocchiale edificata fuori della porta del borgo medioevale.
E' proprio per una migliore comprensione storica circa il trasferimento della titolarità parrocchiale. ci sembra opportuno riportare brevemente quanto scritto dal Petrucci:
"Nella visita del cardinale Paleotti del 1594 quasi per ogni castello, durante l'ispezione della chiesa parrocchiale, ormai sempre sita all'interno dell'abitato, si ricorda che un tempo la cura delle anime era gestita da un'altra chiesa posta extra castrum e che poi oh commoditatem populi fu trasferita all'interno del castello.
L'antica chiesa curata, matrice o parrocchiale.......nel caso risultasse distrutta o irreparabile, il visitatore ordinava di erigere nella nuova parrocchiale un altare dedicato al santo titolare della vecchia chiesa curata abbandonata...... "
Come si può, però intuire dalle parole usate negli atti della Visita pastorale effettuata il 24 aprile 1660 dal Cardinale Persio Caracci (visitavit d. Parochialem Ss. Cosmae et Damiani quae, ante erectionem novae ecclesiae erat Parochialis) per gli stimiglianesi la vecchia chiesa rimase sempre sotto l'invocazione dei due Santi Patroni. E anche il Piazza, ebbe a notare la devozione del popolo per questa sua antichissima chiesa: "S. Maria de vetera, chiesa anticamente parrocchiale quantunque dalle ingiurie del tempo assai guasta..........conservata il popolo la sua primiera divozione mantenendola in piedi a dispetto dell'ingiuria del tempo a forza di limosine e di riparazioni divote.... ".
La chiesa, che era collegata al piano stradale da alcuni gradini, aveva tre altari:
-Altare maggiore dedicato alla Beata Maria Vergine con un antico tabernacolo di marmo ed una elegante immagine della Madonna dipinta sulla parete (vicino a questo altare si trovava il monumento sepolcrale di Enrico Orsini e della sua "nepote" Clarice);
-Altare del Ss. Crocefisso e di S. Nicola da Tolentino;
-Altare della Beata Maria e dei Santi Francesco e Antonio da Padova.
Fortunatamente di questa antica Parrocchiale stimiglianese abbiamo la descrizione tramandataci dal Guardabassi che la visitò intorno al 1872:
"Abside decorato di affreschi. Nella volta figura Dio benedicente cui son presso sette Serafini; sulla parete inferiore vedesi in centro la Vergine in trono con Gesú e lateralmente entro due nicchie, a S: S. Cosimo ed a D: S. Damiano; prosieguo il dipinto fino a terra figurando un basamento, ed uno spazio credemmo potervi leggere: Guidus Romanus.....pinxit Anno Domini M.DLXXVIII, opera che può solo interessare l'istoria dell'arte.
Presso all'ingresso a S: cippo marmoreo con iscrizione romana, a questo marmo ne è sovrapposto altro a forma di capitello medioevale nella cui superficie mirasi altra scritta romana.
Il monumento sepolcrale citato dal Guattani non trovasi in questa Chiesa."
Il Guattani aveva trascritto l'epigrafe incisa sul monumento sepolcrale di Enrico e Clarice Orsini, ma è da notare che la stessa iscrizione funeraria fu vista anche dal Marocco il quale anzi precisò che i corpi dei due Orsini erano ancora nel sepolcro.
Intorno al 1700 la chiesa godeva del beneficio di "diversi legati e tre Cappellanie perpetue con la rendita una di scudi 40, l'altra di 35, e l'altra di 30".
Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano
Dalla documentazione della Visita pastorale effettuata dal Cardinale Benedetto Giustiniani il 7 ottobre 1615, sappiamo che l'attuale chiesa dei Ss. Cosma e Damiano venne edificata fuori della porta del paese in quanto la vecchia parrocchiale era ormai divenuta fatiscente ( ... in maxima ruina........... curavit edificare nova ecclesia...... extra porta oppidi......).
In quella solenne occasione la nuova chiesa venne elevata a Parrocchiale di Stimigliano e ad essa vennero trasferiti tutti i canonicati che ancora esistevano in S. Valentino.
Anche gli atti della Visita pastorale del Cardinale Caracci, avvenuta il 24 aprile del 1660, confermano l'anno della consacrazione: "Sita haec ecclesia paucas gradus extra januam ierrae et in Parochialem erecta fuit anno 1615, tempore visitationis, estque sub invocazione Ss. Cosmae et Damiani...... ".
Al tempo (1779) della Visita pastorale del Cardinale Andrea Corsivi nella chiesa parrocchiale vi erano, come ancora al presente, oltre alla fonte battesimale, ben otto altari: Ss. Cosma e Damiano (insieme a S. Valentino sono i Protettori del paese: cum S. Valentino dicuntur principales Stimiliani, Protectores), Ss. Rosario, S. Sebastiano, S. Bernardino, Ss. Nome di Gesù (che apparteneva alla famiglia Orsini, "ad Ursinios pertinebat "), Ss. Salvatore e S. Caterina, S. Michele Arcangelo, S. Antonio da Padova.
Nella chiesa vi erano anche nove tombe private, due delle quali appartenevano rispettivamente alle confraternite del Ss. Sacramento e del S. Rosario, mentre vicino all'altare di S. Bernardino vi era una porta con sù scritto Coemeterium.
A quel tempo però il cimitero non era funzionante perché veniva utilizzato quello già esistente presso S. Valentino (sed in Ecclesia S. Valentini, Coemiterium est, ut videbimus).
A poco più di cento anni dalla sua consacrazione la chiesa venne restaurata dalla comunità stimiglianese ed in quella occasione venne posta la lapide Communitas restauravit anno 1718.
Circa sessanta anni dopo però, nel 1779, si constatò che la Parrocchiale necessitava di urgenti lavori di consolidamento:
"Essendosi riconosciuto che sotto il lato orientale di questa chiesa vi sono delle antiche grotti di considerevole diametro, si è veduto che li fondamenti della medesima sono soggetti al pericolo di mancare, onde ordiniamo alla comunità che faccia osservare tutto da un architetto per eseguire successivamente quanto sarà di necessario o riparo. paro. E sarà cura della stessa comunità che nel termine di due mesi vi faccia la scala al campanile.
Dalla Visita pastorale effettuata nel 1835 da Mons. Canali, per conto del Cardinale Carlo Odescalchi, sappiamo che nella chiesa vi erano quattro cappellanie: la prima venne eretta il 21 giugno del 1707 da Orazio Rasomini (?) nell'altare di S. Sebastiano con una rendita annua di 70 scudi che servivano a celebrare messe con una offerta di 20 baiocchi ciascuna, la seconda venne eretta nella Cappella di S. Michele Arcangelo da Francesco Bartoli con l'onere di quaranta messe all'anno, la terza. costituita nell'altare di S. Bernardino da Serafino Salucci, aveva un fruttato annuo di dodici scudi; la quarta, infine, eretta nel 1717 sull'altare di S. Antonio da Gian Paolo Faventini, rendeva tredici scudi annui.
Nella chiesa parrocchiale era anche conservata una tempera su tavola, data¬bile intorno al 1520. raffigurante il Redentore Benedicente la cui esecuzione é stata attribuita alla scuola di Antoniazzo Romano.
Da ricordare poi che presso l'altare del Ss. Salvatore e di S. Caterina vi era una tabulam dipinta da certo Janne Altobello nel 1615 mentre l'immagine di S. Antonio da Padova che si trovava nell'altare a Lui dedicato era datata 1661.
Al momento, nella chiesa si trovano alcune pregevoli tele (restaurate di recente) e tra queste vi è anche un Gesú deriso attribuito ad un ignoto caravaggesco.
A tale riguardo è però da tenere presente che presso la chiesa di S. Andrea in Collevecchio si trovava una tela attribuita al pittore fiammingo Francesco da Castello raffigurante la Madonna con Bambino e Santi realizzata agli inizi del `600 su commissione del marchese Enrico Orsini.
La Parrocchiale "arricchita di molte Reliquie" aveva numeroso clero e il beneficio di una entrata annua di 50 scudi.
Un percorso acciottolato collegava il borgo medioevale con la chiesa "modernamente in miglior sito e forma sostituita alla vecchia ".
Chiesa di S. Valentino

Il più antico luogo di culto stimiglianese venne fatto edificare dalla nobile Galla che era una delle tre figlie di Q. Aurelio Simmaco trucidato nel 525 a Ravenna insieme al filosofo Anicio Manlio Torquato Severino Boezio per ordine del re goto Teodorico, divenuto sospettoso dei suoi fidi consiglieri.
Come già detto, Galla, rimasta vedova di un uomo per noi sconosciuto, ma tanto virtuoso da essere lodato anche da S. Fulgenzio. sebbene giovanissima, si consacrò a Dio per la cui gloria fece erigere numerose chiese e nel territorio viterbese e nella prospiciente Sabina.
Erano ancora vive le gloriose gesta di Valentino, vescovo e martire, e Galla ne venerò la memoria con la costruzione di una basilica anche nel sito stimi¬glianese.
L'importante notizia ci è stata tramandata da un monaco vissuto nel X secolo: Benedetto, Abate di S. Andrea in Flumine.
Nel suo Chronicon scrisse infatti che fu proprio la Santa a volere nel territorio stimiglianese (Septimiliana), all'epoca appartenente alla diocesi di Vescovio, una basilica in onore di S. Valentino vescovo, con tutti i beni circostanti:
"Construxit autem excellentissima Galla patricia territorio savinense, infra massa qui dicitur Cornicle, que vulgo dicitur Septimiliana, basilica in onore Santi Valentini aepiscopi cum omnia iacentia ispius ecclesie constituit in episcopatum Savinense, qui edificatum est in civitate que dicitur Forum Novum ".
Le motivazioni della scelta di tale specifico sito per l'erezione della basilica sono probabilmente da riconnettersi alla funzione cimiteriale del sito stesso.
Durante i lavori di restauro effettuati nel 1980 è stato infatti ritrovato un frammento mútilo relativo ad una alzata di un coperchio di sarcofago paleocristiano, in cui era raffigurato l'episodio dei tre giovani ebrei di Babilonia che rappresenta uno dei motivi piú antichi e diffusi della iconografia cristiana.
La figurazione deriva direttamente dal brano vetero-testamentario del profeta Daniele che narra le vicende dei tre giovani, Anania, Azaria e Misaele con¬dannati al terribile supplizio della fornace (il vivicomburium) per avere rifiutato l'adorazione di un idolo fatto erigere da Nabucodonosor e salvati dall'inter¬vento di un angelo inviato dal Signore.
Il frammento del sarcofago, sicuramente del IV secolo, oltre a testimoniare l'esistenza di una comunità cristiana, fa pensare che in quel luogo si effettuava la sepoltura già da tempi remoti.
A questo proposito è opportuno ricordare anche che nel Corpus Inscriptionum Latinarum sono riportate alcune epigrafi funerarie pagane di epoca romana viste nella chiesa di S. Valentino. Purtroppo ne rimane soltanto una, quella dedicata ad Apusulena Hieria morta ad appena ventidue anni ed è conservata nella casa Filippi di Collevecchio.
Nel Regestum Pharphense di Gregorio da Catino sono riportati numerosi documenti che si riferiscono ad una "Ecclesia S. Valentini ", che non sono però attinenti alla località stimiglianese.
La chiesa di S. Valentino poi non è menzionata nel documento estratto dall'archivio di Cerchiare perché in esso Stimigliano è ben chiaramente indicato come "pagus Ss. Cosmae e Damiani ".
Dagli atti della Visita pastorale effettuata nel 1343 dal canonico Francesco, vicario generale del vescovo il Cardinale Pietro Gomez de Barros, meglio conosciuto come Pietro Ispano, sappiamo che S. Valentino era una chiesa affidata alle cure di un arciprete coadiuvato da sette canonici.
"Queste chiese archipresbiteriali o plehane, proprio a causa delle loro ubicazione nel territorio avevano spesso nel gruppo delle cappelle dipen¬denti, anche se non sempre precisato, una chiesa all'interno delle mura castrensi, qualificata anche, a volte, come parrochialis".
E S. Valentino, come risulta dagli atti in discorso, aveva sotto di sé (habet su se) ben otto Cappelle e precisamente: S. Biagio, S. Cosma. S. Lucia, S. Giorgio (detto Iorio), S. Sebastiano, S. Leonardo, S. Pietro (de Putris), S. Stefano (de Trano).
La chiesa doveva inoltre pagare al Vescovo di Sabina la quarta parte delle decime e dei mortuori, oltre al sinodattico nella misura di 10 monete, ed infine una sola procurazione, cioè un solo pasto.
La cappella di S. Leonardo doveva poi dare annualmente allo stesso vescovo Sabino due libbre di cera.
Quando la cattedrale di Magliano Sabina venne eretta a residenza episcopale (18 settembre 1495) le furono assegnati alcuni dei canonicati della chiesa di S. Valentino, mentre quelli che nel 1615 erano rimasti all'antica chiesa stimiglianese furono trasferiti alla nuova parrocchiale dei Ss. Cosma e Damiano.
Con l'estinzione dei canonicati, la chiesa da "collegiata " (dove si riunivano in collegio piú sacerdoti) divenne una semplice chiesa rurale.
Nella chiesa di S. Valentino, oltre all'altare maggiore dedicato al Santo che era raffigurato su di una tela, esistevano anche due cappelle di diritto laicale:
- cappellania di S. Caterina eretta da Giovanni Maria Bartolazio nel 1582 con altare e pitture (la lapide è stata rinvenuta durante gli ultimi lavori di restauro della chiesa):
- cappellania della Annunciazione della Beata Maria Vergine eretta da Valentino Branca nel 1599 con altare e pitture (nel 1615 era officiata dal Rev. D. Laerzio Branca).
E' da ricordare poi che tra i vari impegni che gravavano sulla chiesa vi era anche lo jus sepeliendi della confraternita decaduto con l'introduzione delle nuove regole sanitarie del secolo scorso che imposero la sepoltura in cimiteri ubicati fuori dei centri abitati.
Il Cardinale Corsivi, che nel corso della visita aveva notato lo stato di grave deterioramento dell'antichissima chiesa, ordinò l'immediato restauro dell'edificio religioso, compresa la contigua abitazione che era stata trasformata in eremitorio (nel 1779 vi era ancora un eremita).
I lavori eseguiti nel 1980 hanno permesso di approfondire, per quanto pos¬sibile, alcuni aspetti tecnico-artistici dell'edificio.
Si è potuto allora constatare che il portale di ingresso e la porta della sagrestia erano stati ridotti e che il presbiterio era collegato al piano della chiesa da tre gradini; è stato trovato anche lo scalino interno di accesso alla chiesa.
Evidentemente tutto il pavimento era stato rialzato di circa un metro per aumentare la capienza dei sottostanti depositi funerari di cui parleremo in appresso.
Decorazioni risalenti alla seconda metà del '500 (quindi al tempo di Enrico Orsini) si sono poi rese visibili sulla esigua parte rimasta della volta absidale che era stata eliminata durante le ripetute ristrutturazioni effettuate nei tempi successivi.
I complessi lavori eseguiti avevano infatti riqualificato la chiesa e l'area ad essa circostante. Così il cimitero, che prima era situato davanti all'atrio (ante atrium de Ecclesiae S. Valentini existens), venne posizionato sotto il pavimento della chiesa e a tale scopo furono realizzate tre grandi camere funerarie che si sono potute vedere fino al 1980.
Due, affiancate l'una all'altra, si trovavano nei pressi della porta di accesso della chiesa; la terza invece era a sinistra in linea con quella vicino alla porta ed un foro nel muro di divisione permetteva la comunicazione tra le due stanze, mentre la quarta, che si sarebbe dovuta trovare nei pressi della porta di accesso alla sagrestia, non venne realizzata a causa del terreno duro e pietroso in quel punto.
I sondaggi eseguiti per la risoluzione del problema tecnico relativo al pavi¬mento, reso ormai insicuro per alcuni segni di cedimento delle volte dei sotto-stanti depositi funerari, hanno permesso poi l'individuazione di ampie tracce di quello primitivo che era in mattoncini disposti a spina.
Purtroppo, però, non si è tenuto conto dell'esigenza della memoria storica.
Infatti un modernissimo solaio in cemento, rivestito in cotto, ha letteralmente "sigillato" i sottostanti depositi cimiteriali, cancellando, di fatto, ogni traccia del passato senza lasciare alcuna evidenza; nemmeno l'indicazione del luogo dove ancora riposano, ormai dimenticati, tanti stimiglianesi vissuti nei secoli scorsi.
Da alcune strutture evidenziatesi nel corso dei lavori in parola, come ad esempio il piccolo muro (con frammenti pavimentali) sottostante al primo gradino che porta al presbiterio, ma anche la stessa ubicazione dei depositi funerari e dell'antica tomba ancora visibile nell'eremitorio cosí immediatamente vicina alla chiesa, è possibile ipotizzare che la originaria basilica, quella voluta da S. Galla, abbia avuto una posizione diversa, più arretrata e con orientamen¬to più accentuato sulla direttrice est-ovest.
A completamento delle notizie circa la chiesa cimiteriale di S. Valentino ricordiamo che dalla consultazione dei documenti relativi alla Visita pastorale del Cardinale Corsini risulta anche che nella sagrestia della chiesa stessa si trovava la tomba dei fanciulli (ibique sepulchrum puerorum atque puellarum).
All'esterno, lato est, si trovava invece la tomba degli affogati, cioè dei suicidi che in quei tempi non potevano essere seppelliti in luogo consacrato (in genere si toglievano la vita buttandosi a fiume, che è poi il Tevere).
La chiesa di S. Valentino, regolarmente officiata fino al 1940, è stata riaper¬ta al culto il 10 ottobre del 1981 per il fattivo impegno del Parroco Rev. Don Attilio Attili.
Chiesa di S. Lucia

Le prime notizie concernenti la chiesa di S. Lucia provengono dagli atti del già citato "Registrum omnium ecclesiarum diocesis Sabinensis" del 1343.
Dagli atti di questa Sacra Visita risulta infatti che in Stimigliano vi era una cappella dedicata alla Santa.
Nel 1779 la chiesa, priva di sagrestia, aveva un solo altare (forse lo stesso ricostruito nel 1588 da Don Antonio Todisco) con l'immagine di S. Lucia dipinta su tela.
Verso la fine del '600 la chiesa rurale, sita "tra le vigne del territorio" aveva un beneficio semplice con una rendita di 20 scudi e con il peso di una messa alla settimana che però veniva celebrata nella Parrocchiale "per essere questa (la chiesa di S. Lucia) meno decente per il culto Divino, ove nulla di meno si fa la festa con molto concorso di popolo nel dí della Santa titolare ".
Chiesa della Beata Maria Vergine del "Nocchieto"
Nel corso della sua Visita pastorale del 1779 il Cardinale Andrea Corsini visitò anche la chiesa dedicata alla Beata Maria Vergine del "Nocchieto" situata "ad Stimilianum a quo quingentos circiter passis distai.....".
Per la sua felice ubicazione divenne presto luogo di riferimento e di incontro dei viandanti che transitavano, in particolare, per la strada "romana" che portava a Vescovio.
Una epigrafe marmorea posta sopra la porta indicava nel 1588. cioè al tempo di Enrico Orsini, I° Marchese di Stimigliano, l'anno di costruzione della chiesa, nel luogo dove già erano antiche vestigia.
In origine la chiesa aveva, come al presente, un solo altare con l'immagine della Madonna dipinta sulla parete ed andata purtroppo dispersa (in tempi recenti si sono però rese parzialmente visibili pitture della seconda metà del `500).
La grande devozione stimiglianese per questo luogo di culto venne notata anche dal Piazza che così scrisse " Chiesa assai frequentata dal popolo che vi ha gran devozione unita alla parrocchiale, e mantenuta dall'elemosine di fedeli con le quali frequentemente si celebra".
Nel 1892 il parroco di Stimigliano, Don Raffaele Palombi, dopo averla ampiamente restaurata ed abbellita, la dedicò, con l'approvazione del Cardinale Serafini, alla Madonna della Strada a protezione di tutti coloro che passavano per quei luoghi.
Restaurata ancora nel 1930 con l'ausilio del Card. Sbarretti conserva intatta l'antica devozione del popolo stimiglianese che solo pochi anni or sono ha definitivamente assolto, con una solenne processione, il voto di ringraziamento alla venerata Madonna della Strada.
Durante l'ultima guerra mondiale, infatti, il popolo ed il Parroco Don Mario Patrignani avevano invocato la Sua protezione per il paese che era stato bombardato il 16 ottobre 1943.
La chiesa è stata rimessa al culto il giorno 8 settembre 1998 per opera del Parroco Rev. Don Mirek Szaida.
Chiesa di S. Sebastiano

Dalla documentazione relativa alla Sacra Visita del 1343 sappiamo che a quel tempo nel territorio stimiglianese, lungo la "romanam viam ", si trovava una cappella dedicata a San Sebastiano: l'eroico ufficiale della guardia imperiale romana (era infatti tribuno della coorte pretoria di Massimiano) che, per il suo fervido apostolato, venne condannato a morte come traditore e, in quanto tale, ad essere trafitto da frecce. Creduto morto ed abbandonato, venne raccolto e curato dalla vedova di S. Cistulo, Irene. Appena guarito si presentò nuovamente dinanzi all'imperatore Massimiano che questa volta lo fece uccidere a bastonate (più esattamente con verghe di ferro).
Il suo martirio venne esaltato da S. Ambrogio e dal racconto della Passio, ma la popolarità deriva soprattutto dal miracoloso intervento contro la peste che nel 680 desolò Roma. A ricordo di quel fatto prodigioso venne eretto in suo onore un altare (il secondo da sinistra) presso S. Pietro in Vincoli in Roma.
Il motivo dell'edificazione della cappella è stato tramandato dal Cardinale Corsini che raccolse la testimonianza degli stimiglianesi (....oppidani narrant ... ). E gli abitanti dissero che la costruzione della chiesa era avvenuta in tempi lontani quando la peste mieteva molte vittime tra la popolazione; il terribile morbo era avanzato fin lí (....usque ad eum locum progressa).
Per ricordare quelle drammatiche vicende e soprattutto come ringraziamento al Signore per il pericolo che si era allontanato, il popolo, a proprie spese, edificò il luogo di culto ponendolo sotto la protezione di S. Sebastiano.
All'interno della chiesa vi era un solo altare con l'immagine della Beata Maria Vergine che teneva in grembo Gesù Bambino dipinta sulla parete; ovviamente era rappresentato anche S. Sebastiano.
"....in cura di una compagnia secolare di detto Santo; e vi si celebra solennemente per l'antico costume la prima domenica di Maggio".
La chiesa non aveva sagrestia né campana ed essendo "diruta" venne demolita su richiesta del parroco formulata il 4 ottobre del 1843.
Chiesa di S. Giovanni Bosco

Solennemente officiata nel 1936 dal Cardinale Donato Sbarretti la chiesa è stata dichiarata parrocchia dal Vescovo Monsignor Marco Caliaro in data 25 ottobre 1985.
La sua struttura, semplice e solida, appare armonicamente inserita nell'ambiente circostante ed in connessione ideale con la primitiva funzione di fienile.
La chiesa ed il terreno circostante, di circa un ettaro, di proprietà dei fratelli Sbordoni é stata acquistata nel 1988 dal Comune e ceduta in fitto simbolico alla Curia Vescovile.
Si ringrazia il Dottor Alberto Comaschi per la gentile concessione di testi e foto.